Seguendo il Flusso

1 Gennaio 2015

Tra visioni oniriche e funzioni illogiche.

Abbinando più generi espressivi -pittura, scultura, gioielli e fotografia- d’ispirazione onirico-visionaria, la mostra presenta un repertorio iconografico d’impronta immaginifica. La realtà naturale è restituita, infatti, trasfigurata con insolita inventiva e forza poetica. Cinque artisti in mostra, accomunati da una sorta di visione onirica della realtà e una passione per la natura. Paesaggi o istanti di vita rubati alla memoria e alla storia, la propria oppure una inventata, immaginata, e soggetta ad interpretazioni sempre diverse, legata ai propri ricordi o alla fantasia di chi osserva. L’universo dell’artista è borderline, sta mirabilmente in bilico fra fantasie e realtà, fra realismo e magia, fra serio e faceto. Gli elementi naturali: boschi, montagne, muschio, fiumi, paesaggi suscitano intense emozioni nell’animo dell’artista e vengono tramutati in qualcosa di “fantastico” e “fiabesco”, mantenendo però legami precisi con il proprio territorio e la propria identità. L’immaginario visivo di Giuliano Monechi prende vita da una personale ricerca condotta sulla materia e sui contrasti cromatici. La sua tecnica mista a base di stucco, infatti, gli consente di ottenere effetti a rilievo, superando le distanze tra pittura e scultura. Gli alberi investiti dal vento sono la sua tematica principale. La superficie dell’opera è finemente striata o morbidamente modulata, per suggerire sensazioni diverse in relazione al capriccioso imperversare degli agenti atmosferici. L’esito finale resta magicamente sospeso in un’atmosfera surreale. Marco Randighieri elabora al computer i suoi scatti fotografici, manipolando i valori cromatici e luministici, ed interviene in un secondo momento sulle opere, creando una contaminazione tra pittura e fotografia che gli permettere di raggiunge risultati molto suggestivi e surreali. Le sue opere conducono sulla soglia di un’altra realtà, l’intento non è più quello di documentare il reale, ma di spingersi al di là di esso. Nei suoi quadri Alessandro Camiciotti scopre una nuova dimensione dell’uomo e delle cose, delineando un ampio quadro di diversità tematiche: l’onirico si mescola con il fantastico, senza tralasciare il figurativo e il classico. L’intento sembra essere quello di dar voce ad un universo sconosciuto che mostri la faccia occulta dell’esistenza dell’uomo. È vivo, inoltre, in lui il culto della bellezza che nasce dalla fascinazione del corpo femminile. La diffusione delle idee di sostenibilità e di benessere trova un suo spazio di espressione nell’elemento vegetale, quasi “colto” dalla natura come elemento di design. C’è un’emozione nel mondo vegetale, una emozione viva, una possibilità di coinvolgere e portare lo sguardo su quel mondo, rendendo più naturali le espressioni ed i gesti di chi guarda. Da qui nasce l’idea di fare di alcuni oggetti di uso comune, un gioiello di design, un gioiello d’erba, che continui ad evocare quanto la natura, il verde, è capace di evocare al nostro corpo. Guidato dall’architetto Clelia Stincheddu e dalla designer Giulietta Piccioli, il gruppo di lavoro che si riunisce sotto il nome Jewerly Green rappresenta un’alternativa colta al design.

Dal 3 al 11 Gennaio 2015 Spazio Espositivo Fornacella.